INACQUA - Centro Medico Piacenza
12 giugno 2013
OBESITA' INFANTILE, LA PATOLOGIA PEDIATRICA PIU' DIFFUSA
12 giugno 2013
L’obesità infantile è la più frequente patologia pediatrica e interessa il 10-15% dei minori italiani e se consideriamo anche quelli in sovrappeso il 20-30% a seconda delle stime e delle regioni. L’organizzazione mondiale della sanità (OMS-WHO) dà la seguente definizione di obesità: “eccessivo accumulo di grasso nell’organismo che può mettere a repentaglio la salute”, e in termini pratici considera obesi i soggetti adulti con Body Mass index (BMI = rapporto fra peso in kg e statura in metri al quadrato) superiore a 30 (kg/m2), e sovrappeso quelli superiori a 25. Nel bambino tali valori soglia sono più bassi e variano con l’età fino ai 18 anni quando raggiungono quelli dell’adulto. 

Il nostro Ministero della Salute parla di obesità infantile quando il peso è superiore del 20% a quello ideale per l’altezza e di sovrappeso se superiore al 10%. Perché tanta attenzione e interesse per l’obesità infantile? Perché un bambino obeso resta per lo più obeso da adulto e l’obesità è considerata il quinto fattore di rischio per la salute, dove tre, dei quattro che lo precedono, sono sue conseguenze o concause (ipertensione, diabete mellito dell’adulto e inattività fisica). Con la prevenzione e la cura dell’obesità infantile si prevengono anche quattro dei principali rischi per la salute su cinque, rimanendo escluso solo il fumo.

Le complicanze dell’obesità infantile non riguardano solo l’età adulta ma anche quella infantile: infatti il diabete di tipo 2 può comparire anche nel bambino e nell’adolescente, così l’iperlipidemia, l’ipertensione arteriosa e inoltre le altre come problemi osteo-articolari da sovraccarico, respiratori (asma), steatosi epatica e steato-epatite non alcolica, limitazione dell’attività motoria e gravi disturbi psicologici con scarsa autostima, isolamento e talvolta vere patologie psichiatriche, depressione in testa.

Poiché le cause sono per lo più l’eccessivo apporto calorico con l’alimentazione e la scarsa attività fisica, la prevenzione e la terapia, tranne in casi speciali, non sono farmacologiche ma dietetico-comportamentali: in pratica una buona educazione alimentare, con eventuale dieta equilibrata come quantità e come qualità e regolare attività fisica. In ogni caso è importante escludere malattie genetiche o metaboliche che causano o si accompagnano ad obesità. Così, poiché nel 30% dei casi c’è una predisposizione genetica alla patologia, maggiore attenzione deve essere riservata ai bambini con fattori di rischio, quali genitori o nonni con obesità o con le complicanze della stessa già citate, e a quelli bambini nati con un peso basso per l’età gestazionale. L’importanza di tutto ciò deriva dal fatto che se l’obesità infantile non viene prevenuta e contrastata il soggetto da adulto ha una minore aspettativa di vita per durata, qualità e salute, e maggiore rischio di disabilità, conseguente soprattutto alle malattie cardiovascolari ma anche al diabete e ai problemi osteo-articolari e psicologici.

Dott. Raffaele Virdis - Pediatra VAI AL LINK